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Bonus idrogeologico: in cosa consiste

Bonus idrogeologico: in cosa consiste 16 Febbraio 2019

Il rischio idrogeologico è una realtà ancora molto attuale nel nostro Paese, ecco perché è importante un bonus che aiuti a prevenire le opere anti dissesto per prevenire danni causati dall’acqua

L’Idrobonus è stata una precisa richiesta del Governo dell’Associazione Idrotecnica Italiana, poiché il rischio idraulico nel nostro Paese non è inferiore a quello sismico, per il quale è stato instituito un Bonus apposito. Ma cos’è e in cosa consiste?

Cos’è l’Idrobonus?

L’Associazione Idrotecnica Italiana ha richiesto l’introduzione di un emendamento a favore di un bonus idrogeologico utile per le opere anti-dissesto e di prevenzione riguardo ai disastri che può causare l’acqua. Secondo gli esperti dell’associazione, infatti, le alluvioni e le frane in Italia sono più frequenti dei terremoti e causano gli stessi incidenti di questi ultimi.
Con l’introduzione dell’Idrobonus, aumenterebbero gli interventi di riqualificazione, con la conseguente diminuzione dei rischi in caso di alluvione o frana e la diminuzione delle spese per la riparazione postuma dei danni. Per lo Stato, inoltre, si registrerebbe un ritorno fiscale cospicuo derivante da tali investimenti.

Quali lavori di riqualificazione rientrerebbero nel Bonus idrogeologico?

L’Idrobonus propone un regime fiscale agevolato per gli interventi di messa in sicurezza per le zone ad alto rischio idrogeologico. Gli interventi coperti dal bonus sono:

  • La trasformazione delle superfici impermeabili in permeabili;
  • Recupero delle acque meteoriche;
  • Realizzazione di opere con lo scopo di ottenere l’invarianza idraulica alle condizioni relative a prima dell’edificazione;
  • Interventi sulle sponde dei corsi d’acqua operata dai proprietari frontisti;
  • Gli interventi di delocalizzazione degli edifici esistenti sulle fasce fluviali nelle aree a rischio secondo i Piani di Assetto Idrogeologico e dei Piani di Gestione di Rischio Alluvione.

In alcuni casi, le detrazioni potrebbero arrivare anche al 90% per gli interventi di delocalizzazione di edifici presenti in aree ad alto rischio da prima che la zona fosse classificata come tale.